domenica 5 gennaio 2014

Le sante anoressiche

Di Howard Poe


La religione, in epoche remote, ci ha abituato a vissuti estremi, tali da mortificare il corpo con regimi alimentari al limite. 
I mistici, sostenevano che per avvicinarsi a dio, e comunque per pregare in comunione di intenti con i santi, era lecito, mortificare il corpo. Non mangiare per il gusto di mangiare, dunque. mangiare per sopravvivere, piuttosto. 
Molte religiose, cadendo in questo equivoco, in epoca tardo medioevale, hanno dato seguito ad esperienze di notevole abbrutimento fisico. Rifiutando il cibo, perdevano il seno, e di conseguenza le mestruazioni si interrompevano a causa delle repentina perdita di peso.

Alcune religiose, si accanivano contro la propria femminilità, da sempre considerata ricettacolo di peccati, e di scarsa morale. Di conseguenza diventavano anoressiche non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Tuttavia le sante, non consideravano il loro stato come patologico, ma come divino, e a volte perseveravano in un regime alimentare al limite, giungendo alla morte. 

Le sante anoressiche testimoniano come la patologia nasce spesso, da una sorta di equivoco. Da condizionamenti che provengono dall'esterno. Da un senso estetico, morale, comportamentale, imposto. e la pertinacia di queste donne, nello svilire la propria femminilità, era comunque segno di una debolezza che veniva da lontano. Da un ruolo subordinato sempre e comunque, alla figura dell'uomo. Un ruolo che trovava una delle sue massime espressioni nella religione. Difatti, spesso conveniva vivere tra le mura di un convento, avendo come sposo il solo cristo. Piuttosto che vivere alla mercè di un uomo violento che teneva la moglie prigioniera in casa.
Le sante anoressiche sono martiri... Martiri del loro tempo. Di una vocazione alla libertà, piuttosto che alla religione. Di una paura di fondo... Quella di essere donne, in un'epoca molto cruda, che non legittimava affatto la sensibilità.

Le sante anoressiche di oggi... Chi sono? A cosa tendono? Da cosa scappano?