giovedì 9 gennaio 2014

L’ipnosi nel XXI secolo.

Di Patrick Bini

La maggior parte dei soggetti che richiedono un intervento ipnotico, è ancora legato all’idea mistica che con queste tecniche si possano fare dei miracoli, quindi che i bugiardi divengano sinceri, che i cattivi possano diventare buoni, che gli onesti possano divenire disonesti. Non è possibile indurre a fare ciò che i soggetti non sono già propensi a fare. 
Quindi a cosa serve l’ipnosi, e come questa tecnica può essere inserita negli attuali contesti terapeutici?
A differenza della psicoanalisi originaria, che cercava a tutti i costi nel vissuto del paziente, anche attraverso l’ipnosi regressiva, “il grande trauma” o  “la fantasia del grande trauma”, oggi prende rilievo come i vissuti difficili vengono affrontati dalle persone, e in che modo esse esprimono i propri disagi. Nello stato ipnotico il soggetto riesce ad attivare delle capacità interne che non sapeva di possedere. Questa attivazione non avviene in uno stato semicosciente, lo definirei piuttosto un diverso stato di coscienza nel quale l’attenzione è centrata in un unica immagine o idea. Tale stato è totalmente autoindotto dal soggetto, l’ipnotizzatore non è altro che un “facilitatore” nel processo ipnotico. 
In che modo allora l’ipnosi può tornare utile ai fini personali e terapeutici?
Erikson ci insegna che l’attenzione nell’osservazione e nella restituzione dei particolari che il soggetto non aveva mai notato in se stesso, possono produrre dei cambiamenti concreti e significativi. Quindi introdurre elementi di novità già presenti nel soggetto ma dei quali esso ignorava completamente l’esistenza. Naturalmente questa acutezza d’osservazione e cambio di prospettiva, che porta a sorprendere , dovrebbe essere propria di ogni psicoterapeuta al di la delle tecniche utilizzate. 

Ciò che il terapeuta deve sempre tenere presente  è la ricerca dei dettagli minimi, come il movimento di una palpebra, di una guancia, delle labbra, della testa, delle spalle. L’osservazione di questi particolari può fornire importanti informazioni su ciò che sta accadendo ma soprattutto può fornire interessanti spunti per andare avanti. E’ fondamentale che il terapeuta riesca a carpire ciò che gli suggerisce il paziente (sia verbalmente che non). La sintesi nella comprensione del problema, e spesso della sua soluzione, risiede proprio in quello che si può leggere tra le righe, in ciò che è già davanti a noi ma non riusciamo a scorgere. Dopotutto “l’occhio vede ma non vede se stesso”...

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http://www.100salute.it/index.php?/archives/861-Breve-storia-dellipnosi.html